venerdì 10 ottobre 2008

Amico Aspertini a Bologna

(Bologna) Amico Aspertini fu uno dei pittori più amati da Roberto Longhi per il suo sapore aspro nella definizione delle forme, affilate, sul filo del grottesco e dello spiacevole, per quel tanto d'espressionista che pare rappresentare la quintessenza di un versante inquieto della cultura padana che risale sino a Vitale da Bologna, crinale meno praticato ma pure esistente della pittura emiliana, che non vive solo di classicismo e composizione accademica.
La mostra di Bologna, nelle sale della Pinacoteca Nazionale si propone di illustrare il percorso interessante e particolare di questo maestro capace di inseguire e aggiornarsi, con interpretazioni sempre personalissime, su quanto avveniva in varie parti d'Italia da Roma a Venezia a Ferrara.
Attratto dapprima dalle antichità cui si accosta con particolare atteggiamento, rielaborandole da par suo, «uomo capriccioso e di bizzarro cervello», come volle a definirlo Vasari che ne delinea un sapido ritratto di praticone, capace di dipingere con entrambe le mani. La mostra documenta in modo rapido ma abbastanza esaustivo i primi tempi di Aspertini, lo sguardo rivolto alla particolare cultura degli anni di Alessandro Borgia. Dalle attenzioni rivolte in ispecie a Pinturicchio e Perugino, il pittore passa ad un accostamento alle soluzioni adottate da Filippino Lippi e anche Giovanni Antonio Boltraffio che fanno giungere a Bologna loro opere per le chiese cittadine nei primissimi anni del Cinquecento.
Si recupera una traccia anche per l'interesse che il pittore dimostrerebbe nei riguardi della pittura di Durer, di Giorgione, ma tali riferimenti appaiono più vaghi e non sempre bene documentati. Se la stagione lucchese, che segna anche la concezione del capolavoro di Aspertini, gli affreschiche realizza nella chiesa di San Frediano, è documentato dalla pala del Museo Nazionale di Villa Guinigi, tre importanti ritratti accostati ad altri di Boltraffio e Francia, testimoniavano la particolare sensibilità che il maestro dispiega anche in questo campo. Con il passare del tempo, Aspertini rivela un crescente interesse per la maniera moderna di Raffaello, Giorgione e Michelangelo: a tutti questi maestri il pittore cede in qualcosa e le opere maggiori denunciano una maggiore monumentalità, volumi espansi e accresciuti. Nelle opere minori, di formato ridotto, è invece con la cultura ferrarese di Ludovico Mazzolino e Ortolano che i legami sono più forti come visibile nella sezione finale della mostra, quella in cui si avverte un pittore che rischia di andare fuori tempo rispetto alle soluzioni dei primi manieristi quali Parmigianino.
Interessante la sezione dei disegni, uno spazio è invece dedicato anche alla miniatura, attività cui si dedicò, insieme alla produzione di disegni per l'incisione libraria.
Si direbbe che la prima monografica sul pittore avrebbe meritato lo sforzo di una raccolta maggiore di opere di contesto. Soprattutto i vari passaggi dello stile del pittore non sono sempre ben comprensibili, soprattutto per un visitatore "non addetto". Anche se va apprezzata la scelta semplice ma sempre efficace della scansione cronologia, non sembra che la dichiarata influenza della pittura veneziana sia stata sufficientemente documentata in mostra attraverso confronti.
Una buona occasione, ad ogni modo, per seguire le fila della cultura artistica a Bologna, soprattutto nei primi anni del Cinquecento.

Amico Aspertini 1474-1552
Bologna, Pinacoteca Nazionale
27 settembre 2008 - 11 gennaio 2009
Tutti i giorni dalle 9.00 alle 19.00
Chiuso il lunedì

Contenuti:**1/2
Qualità delle opere:***
Allestimento: ** (mortificanti i neon sotto i ritratti)
Catalogo: ***
Sede Espositiva:** (ma perchè azzerrare la permanente di 400-500?)
Giudizio Complessivo:**1/2

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