lunedì 2 giugno 2008

Il Quattrocento a Roma. La rinascita delle arti da Donatello a Perugino

(Roma) Fra le grandi scuole pittoriche del Quattrocento quella romana certo non è quella che sinora ha goduto della maggiore considerazione critica. Le scelte decisive per la storia dell'arte sembrano avvenire altrove, in quel secolo meraviglioso dove assistiamo a un incredibile policentrismo di iniziative, invenzioni, in gran parte determinate dall'intraprendenza e dall'intellingenza delle corti italiane. Ma tutto sembra avvenire altrove: a Firenze, l'invenzione del Rinascimento; ad Urbino; a Ferrara; a Milano; e poi tra Padova, Venezia, Mantova. Roma sembra entrare in scena solo dopo, sullo scorcio del secolo, e, soprattutto, nei primi anni del Cinqucento.

Obiettivo dell'interessante mostra in atto al Museo del Corso è dimostrare come nel XV secolo si siano messe in atto tutte quelle iniziative capaci di trasformare il volto della città e di condizionare il percorso di grandi maestri che, per varie ragioni, entrarono in contatto con l'Urbe, per prendere parte a importanti commissioni pubbliche o arricchire la propria cultura attraverso lo studio dell'antico. Dopo i difficili momenti conosciuti nel corso del Trecento, Roma vuole ripresentarsi al mondo come la vera capitale civile, morale, religiosa, della cristianità. E questa volontà passa attraverso l'allestimento di straordinari capolavori d'arte.
Proprio l'antico è una delle prime sezioni che il visitatore incontra nella mostra: i disegni tratti dalle vestigia del passato, ad opera di Pisanello, Benozzo Gozzoli, le sculture di Antonio Pollaiolo ben documentano una passione inestinguibile che coinvolge anche maestri tradizionalmente identificati come appartenenti ancora al così detto 'Tardogotico'.

La sezione più interessante della mostra, tuttavia, è quella riguardante la pittura e la scultura di quegli anni. Si potevano ammirare alcune parti dello smembrato Polittico della Neve per Santa Maria Maggiore eseguito da Masolino e (in misura assai minore) da Masaccio, nel terzo decennio del secolo. Un testo fondamentale per la penetrazione delle conquiste rinascimentali a Roma. Ma le parlate potevano convivere senza contrasto, come dimostra la Madonna di Velletri di Gentile da Fabriano, dalla chiesa dei Santi Cosma e Damiano, capolavoro tardogotico, assai danneggiato, di sottigliezze e tenerezza umana straordinaria.
Man mano che ci si addentra nel secolo la parlata riformata proveniente dalla Toscana sembra prendere il sopravvento: Filippo Lippi è presente con la Madonna col Bambino e l'Annunciazione di palazzo Barberini, mentre fra Beato Angelico con una predella con storie di San Nicola per San Domenico a Perugia (1437) e una Testa di Cristo da Palazzo Venezia. L'Angelico è una figura chiave di questi anni a Roma, in quanto autore in Vaticano della meravigliosa decorazione della Cappella Niccolina (1448-49).
L'esposizione cerca di documentare anche quella che potremmo definire come la vera e propria scuola romana: artisti di provenienza romana o dell'entroterra laziale che denunciano interessanti capacità di aggiornamento, con interferenze umbro-marchigiane, ma anche forme di arretramento che non consentono una riabilitazione completa delle loro qualità. Se Antoniazzo Romano è un artista meraviglioso capace di dialogare con intelligenza con le correnti più vitali della pittura italiana del Quattrocento, così non si può dire di altri maestri provenienti dal viterbese.
Ben riuscita la piccola saletta che esponeva insieme l'indimenticabile Madonna di Sinigallia di Piero della Francesca (con quella finestra di luce trapassante che annuncia le sospensioni luminose di Vermeer) e le teste degli angeli di Benozzo Gozzoli, a testimonianza di quella cultura prospettica che contagia ormai in modo indelebile la cultura artistica romana. Poi la mostra sembra procedere con troppa fretta verso le conquiste del Cinquecento, il gruppo della Cappella Sistina: passando prima per la Madonna delle rocce di Mantegna incontriamo quindi Pinturicchio, Perugino, Filippino Lippi.
Per quanto ci riguarda una delle acquisizioni più interessanti di questa mostra è consistita nella sezione dedicata alla scultura, con entusiasmanti opere di Mino da Fiesole, Giovanni Dalmata e Domenico Gagini, Andrea Guardi e Paolo Romano. Di quest'ultimo di poteva ammirare la ricostruzione dei rilievi del bellissimo ciborio di San Pietro che ornava l'altare maggiore della basilica dal 1475.

La mostra si rivela assai meritoria per il tentativo di abbracciare nella sua interezza un secolo, tutto sommato, tra i meno noti e apprezzati della storia artistica dell'Urbe. L'ampiezza e la vastità delle conquiste che quegli anni conoscono non riescono però a emergere con tutta la forza necessaria. Alcuni passaggi sembrano troppo affrettati e non crediamo che il visitatore abbia spesso tutti gli elementi per coglierne la complessità. Non aiutava l'allestimento, realizzato attraverso un itinerario a cunicoli, spazi stretti, sale mal distinguibili le une dalle altre, con i materiali talvolta costretti ad associazioni forzate. Ad ogni modo un'occasione da non mancare, con alcuni capolavori, e altre opere di grande interesse, ma leggermente deludente in relazione alle aspettative.

Il '400 a Roma. La rinascita delle arti da Donatello a Perugino
Roma, Museo del Corso
29 Aprile - 7 Settembre 2008
A cura di: Claudio Strinati, Marco Bussagli e Maria Grazia Bernardini
Tutti i giorni dalle 10,00 alle 20,00
Giovedì e venerdì dalle 10,00 alle 23,00

Contenuti:***
Qualità delle opere:***
Allestimento: **
Catalogo: **
Giudizio Complessivo:***

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