domenica 25 novembre 2007

Palazzo Madama - Torino

Torino - Il Museo Civico di Palazzo Madama, che ha riaperto nel 2006 dopo 20 anni di chiusura, ospita le collezioni civiche d'arte di Torino. L'edificio è meraviglioso, un vero palinsenso architettonico che riassume in sè la storia stessa della città, dall'età romana ai fasti javarriani del Settecento.

Le collezioni d'arte sono ospitate in due piani. Al piano terra troviamo raccolte le opere dall'arte tardoantica al Rinascimento, con opere meravigliose di Martino Spanzotti, Defendente Ferrari, Macrino d'Alba, Giovenone, Gaudenzio Ferrari, Antonello da Messina. Al piano nobile le collezioni d'arte barocca: Orazio Gentileschi, Giulio Cesare Procaccini, Beaumont, Fontebasso, Mattia Bortoloni, Giambattista Crosato, Bernardino Galliari. Infine, all'ultimo piano, le collezioni d'arte applicata, ceramiche, legature di libri, tessuti. Al piano interrato il lapidario medievale.

Buoni gli orari di apertura: (da martedì a venerdì, domenica: ore 10-18, sabato: ore 10-20) e i servizi offerti. Cataloghi informatici con accesso agli inventari delle collezioni; guardaroba in ingresso - armadietti con l'inserimento della moneta; bookshop ben fornito accessibile agli esterni non visitatori.

In ogni sala, vi sono delle schede didattiche in italiano e inglese che accompagnano il visitatore nella lettura delle opere principali. Abitudine decisamente più civile dell'uso delle audioguide. Molto urbana anche la decisione di consentire le riprese fotografiche, senza flash. Una scelta in controtendenza che speriamo sia presa ad esempio in altri musei d'Italia, che spesso fanno eccezione rispetto a quelli esteri (sia detto per inciso: i quali fatturano comunque molto più dei nostri e magari offrono anche cataloghi estesi e una vasta gamma di cartoline).

L'allestimento non è sempre felicissimo: si intuisce che gli spazi hanno costretto a scelte difficili. La parte inferiore non sempre riesce nell'intento di dividere ed unire gli spazi come s'intuisce tentato dalla presenza di pannelli separatori. Più gradevole le piccole salette con vetrine a custodire gli oggetti più piccoli: una Madonna con il Bambino di Tino da Camaino e il ritratto di Antonello da Messina. Così la sala maggiore del piano nobile con le tele di Beaumont incombenti dal soffitto e gli oggetti di mobilio e le tele che ingolfano lo spazio. Sacrificate a terra le tavole di Crosato.
Molto felice invece la soluzione studiata per recuperare l'allestimento storico delle collezioni di arte decorativa all'ultimo piano con bellissime vetrine addossate ai vetri stessi dell'edificio in un dialogo interno-esterno che permette agli oggetti di non soffocare. Accostamenti chiari e molto didattici. Un luogo piacevole in cui sostare. Non è cosa frequente per questo tipo di collezioni.

Mancano capolavori di grande richiamo ma il museo merita l'attenzione del visitatore, che se avrà tempo e qualche euro in più da spendere potrà sostare nella bella caffetteria con vista su piazza castello (prezzi alti e bevande non sempre molto buone, però...)

Da vedere

Opere:
Sede:
Allestimento:
Accessibilità:
Servizi:
Giudizio complessivo:

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