domenica 11 novembre 2007

La Reggia di Venaria e i Savoia

(Venaria Reale - TO) La meravigliosa residenza sabauda di Venaria riapre al pubblico. La reggia fu iniziata nel 1659 per iniziativa di Carlo Emanuele II di Savoia, su disegno dell'architetto Amedeo di Castellammonte, poi ripresa dall'ingegnere Michelangelo Garone per volontà di Vittorio Amedeo II.
Nel Settecento, infine, si registra l'intervento di Filippo Juvarra che, dal 1719-28, darà l'aspetto definitivo ad alcuni degli ambienti della reggia quali la Grande Galleria e la Cappella di Sant'Uberto.
Come è noto, la Reggia ha rappresentato, per oltre otto anni di lavori, il più grande cantiere di restauro d'Europa, con oltre 200 milioni di euro spesi.


Ci sarebbe da dire: ne valeva la pena. Senza cadere in frasi ad effetto, decisamente fuori luogo - "è meglio di Versailles" - Venaria rappresenta senza dubbio un luogo speciale per chiunque ami le arti del Barocco, con ambienti sorprendenti, come la famosa Grande Galleria, un corridoio lungo circa 80 metri, progettato da Juvarra per congiungere le due ali del palazzo, luminosissimo, grazie alle grandi finestre poste ai lati, e allo stucco bianco e cinerino del soffitto, con le porte inquadrate da timpani ricurvi. O come gli ambienti secenteschi, progettati con la consulenza del grande letterato di corte Emanuele Tesauro che aveva immaginato tutta la Reggia come la Residenza di Diana e su questo filo conduttore aveva impostato le tematiche scelte per essere rappresentate.


In questo senso l'ambiente più rappresentativo appare essere la Sala di Diana, realizzata fra 1661 e 1663 dal pittore fiammingo Jan Miel e da stuccatori luganesi, attivi anche in alcuni ambienti attigui con esiti di altissima qualità. Sul soffitto vengono realizzati affreschi con, al centro, il Trionfo di Diana, mentre ai lati sono tele aventi per soggetto tematiche di caccia entro ampie vedute paesaggistiche, tutte realizzate da Jan Miel. E proprio l'arte di questo pittore, tutto sommato poco noto se non agli specialisti del genere, si rivela una dei recuperi più importanti dell'intervento a Venaria. Le tele, un tempo disperse, sono state recuperate e ricollocate nel loro ambiente.
L'artista si rivela un pittore di eccezionale abilità, costruendo con grande sottigliezza luministica e coloristica le sue immagini, con esiti, talvolta, degni di Michiel Sweerts. C'è da chiedersi se il pubblico della mostra, nel chilometro e mezzo di visita, e le mille storie da seguire, se ne sia accorto.

A conclusione del percorso giunge il vero gioiello di Venaria, la straordinaria cappella di Sant'Uberto di Filippo Juvarra, uno spazio centralizzato con cappelline radiali e un'abide colonnata, uno degli ambienti più belli del Settecento europeo. Una vera gabbia di luce, che agisce filtrandola e incanalandola verso i punti di maggior enfasi, come le statue dei pilastri centrali, (opera di Giovanni Baratta) e le bellissime tele di Sebastiano Ricci, Francesco Trevisani, e Sebastiano Conca. E proprio per le tele delle cappelline minori il cornicione si allontana dalla parete, e una strombatura della finestra fa sgorgare, come da una fontana, una luce intensa a illuminare le tele di Conca. Un luogo unico, che può confrontarsi alla pari con Balthasar Neumann, Dietzenhofer, Fischer von Erlach, tutta l'architettura centro-europea del Rococò. Qui il restauro ha operato in modo mirabile - basta osservare le foto prima del restauro per rendersene conto -, con un'unica caduta di stile: perchè così tanti tubi di neon nascosti dietro le modanature dell'architettura, dietro le statue, accesi anche di giorno? Non bastava la luce di Juvarra?


Se non ci fossero abbastanza ragioni per recarsi a Venaria, in occasione della riapertura della Reggia è stata allestita una mostra dal titolo La Reggia di Venaria e i Savoia che si propone di documentare attraverso ritratti, incisioni, mappe, dipinti e opere d'arte decorativa l'ininterrotto rapporto tra la Reggia e la casa dei Savoia, ma partendo di fatto dalla metà del Cinquecento quando Emanuele Filiberto stabilisce a Torino come sua capitale. Scopo della mostra è mostrare l'interesse per le arti dei Savoia, a dispetto dei luoghi comuni - secondo l'opinione diffusa da Lanzi che in Piemonte si fosse più amanti delle armi che delle opere d'arte.
Il visitatore è, dapprincipio, un po' disorientato: viene accolto dalle immagini proiettate a parete di alcuni membri della corte Savoia. Sono le immagini pensate da Peter Greenway per "ripopolare" la Reggia: alcuni attori - talvolta bravissimi - recitano raccontando episodi della vita di personaggi di corte. L'effetto è leggermente straniante, inquietante, come se i fantasmi avessero ripreso possesso della reggia, ancora alle prese con le proprie ossessioni. Difficile, tuttavia, avere la pazienza per assistere a tutte le scenette proposte - carine, davvero, le dame che prendono vita dai loro ritrattini - se non nelle sale proposte al visitatore come di "relax".
Le prime sale si rivolgono a ricostruire la storia della famiglia: non funzionano molto, come tutte le sezioni storiche. Pezzi esteticamente poco gratificanti, ritratti un po' stanchi, immagini di battaglie, tra clangori di armi riprodotti dai diffusori. La voglia di spettacolarizzare a tutti i costi un po' disturba. Va bene assecondare i grandi numeri, ma non si può trasformare un'esposizione in un luna park. La mostra incomincia a prendere quota quando si cominciano a proporre opere d'arte autentica: i ritratti di Ottavio Leoni, di Anton van Dyck, di Giovanna Garzoni, la tela con San Maurizio che riceve la palma del martirio di Guido Reni e tutta la serie di Santi della Legione Tebea di Superga.
Un po' pedanti risultano al visitatore la sezione su Torino e sulla stessa Venaria: troppe cartine, vedute modeste, modellini. Lo spazio è tanto, si è cercato di utilizzarlo tutto. Troppo piccolo è sembrato, invece, lo spazio dedicato al collezionismo sabaudo. Probabilmente era un argomento da documentare con esempi più significativi e in un più ampio arco cronologico. I pezzi esposti sono tutti molto belli e interessanti, anche se assiepati in due-tre stanzette, senza troppo respiro: le tele di Guido Reni, Pietro da Cortona, Mattia Preti, Antiveduto Grammatica sono di notevole qualità.
Così tra la moltitudine di vedute di palazzi e residenze di campagna, si rischia di andare oltre senza quasi accorgersi delle meravigliose tele di Bernardo Bellotto.
Per campionature, si offre anche la possibilità di ammirare i meravigliosi prodotti del grande ebanista Piffetti e il gusto per l'esotismo dilagante nel corso del XVIII secolo.

L'impressione complessiva è, insomma, che si sia offerto molto materiale, ma non sempre di prima scelta e non sempre funzionale all'obiettivo prefissato. Una maggiore attenzione per gli artisti impegnati a più riprese dalla corte, come Dauphin, Guidobono, Seiter, Beaumont, ad esempio, non avrebbe guastato e avrebbe fornito l'immagine di una famiglia attenta alle arti più della moltitudine di ritratti presentati, non sempre molto appaganti. Anche il collezionismo, come si è detto, sembra essere stato un po' trascurato.
Una grande mostra storica, dunque, più nella tradizione tedesca che italiana, con tutti i pregi e i difetti di questo tipo di esposizione. Tante opere a narrare, con pochi capolavori ad emozionare e, per di più, quasi soffocati dal numero degli esempi offerti, senza che il visitatore abbia modo di capirne, molto spesso, l'importanza.
Ad emozionare, comunque, c'è la reggia stessa con i suoi meravigliosi spazi. E il visitatore esce, ad ogni modo, soddisfatto e con un senso di gioia e di leggerezza per una storia, per fortuna, andata a lieto fine.
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La Reggia di Venaria e i Savoia. Arte, magnificenza e storia di una corte europea

fino al 30 marzo 2008
Reggia di Venaria - Venaria Reale (Torino)
Martedì, mercoledì, giovedì, sabato e domenica: dalle ore 9 alle 20
Venerdì: dalle ore 9 alle 17

Contenuti:
Qualità delle opere:
Allestimento: (proprio brutti i pannelli con grata metallica che ricordano i depositi di musei)
Catalogo:
Sede Espositiva:
Giudizio Complessivo:

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