domenica 25 novembre 2007

Alfred Brendel plays Schubert (1988)


Questa musica, tra le più eccezionali mai composte dalla mente umana, è una di quelle creazioni a cui alludevo quando ribadivo la mia convinzione che la bellezza salva il mondo.

Sulla "Domenica" del Sole 24 ore oggi Daniel Barenboim racconta di aver visto una pubblicità di un sanitario americano accompagnata dal Lacrimosa di Mozart. In seguito alle proteste dei telespettatori, l'azienda avrebbe promesso di intervenire prontamente con la sostituzione della musica di Mozart con l'Ouverture del Tannhauser di Wagner...
Lo stato delle conoscenze musicali e soprattutto dell'amore per la musica nel mondo ha raggiunto questi livelli. La ripetizione costante e ossessiva ci ha svuotato della capacità stessa di sentire, o meglio, di ascoltare. Eppure, c'è ancora qualche luogo dove, effettivamente, la musica è e resterà sacra - se non si provvederà a distruggerli azzerandone i finanziamenti - sono i teatri e gli auditorium, le sale da concerto. Lì la musica sopravvive, si ritira in trincea e lotta.

Le opere d'arte "visiva" sono spesso sottoposte alla medesima ripetizione costante e ossessiva. La Venere del Botticelli viene fatta ammiccare da ogni dove, il Cenacolo di Leonardo deve nascondere necessariamente qualche segreto esoterico e imperscrutabile che solo i moderni strumenti possono rivelarci. Mostre mediocri sono prese d'assalto mentre musei bellissimi sono dimenticati. I musei custodiscono opere invisibili. I visitatori passano senza guardare. Guardano ma non vedono. Sono convinti che 10-20 secondi possano bastare per capire un quadro di Tiziano, per vederlo. Per lo meno ad una sinfonia si dedicano 30-40 minuti senza alzarsi dalla sedia.

Condivido il fastidio per l'uso improprio della musica, ma allo stesso tempo invidio quel mondo appartato e trasgressivo che è la musica classica oggi. Un vero luogo appartato, di solitudine, e di fuga. Quando l'idiozia la raggiunge lo fa in modo così evidente da scatenare una reazione pronta e decisa. Credo che restiterà sempre alla divulgazione facile e volgare nella quale è caduta un'ammirazione stolida per le opere d'arte del passato. In questo Pavarotti ha rischiato di compiere un errore analogo e non meno grave.

Eppure, la storia dell'arte viene insegnata ancora in certe scuole. E la musica sopravvive invece solo ed esclusivamente nei conservatori. Forse siamo al punto che la scuola uccide quel che tocca?

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