
Di una cosa, forse ingenuamente, sono sempre stato convinto: che la bellezza, veramente, dopo tutto, salverà il mondo. Che lo faccia anche adesso. Ogni giorno. Che un volto perfetto, una parola perfetta, una creazione dell'uomo o di Dio, ci trattengano qui; non ci facciano rinunciare al nostro sguardo sul mondo. La bellezza ci fa vedette della vita, del tempo, del domani. Ci rende miti, custodi di tutto ciò che vive, esiste, della vita stessa, alla quale non sappiamo, nè potremmo, rinunciare, se non vedessimo, talvolta, la bellezza anche nella rinuncia. La bellezza mi salva. Ogni giorno. E perdono gli uomini, perchè so che alcuni di loro hanno creato la bellezza che respiro oggi. E vedo in tutto una giustizia che non scorgerei, se fossi privato della possibilità di vedere quella bellezza.
Così insegna Borges:
I GIUSTI
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Un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire.
Chi è contento che sulla terra esista la musica.
Chi scopre con piacere un’etimologia.
Due impiegati che in un caffè del Sud giocano in silenzio a scacchi.
Il ceramista che premedita un colore e una forma.
Il tipografo che compone bene questa pagina, che forse non gli piace.
Una donna e un uomo che leggono le terzine finali di un certo canto.
Chi accarezza un animale addormentato.
Chi giustifica o vuole giustificare un male che gli hanno fatto.
Chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson.
Chi preferisce che abbiano ragione gli altri.
Tali persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo.
(La cifra, 1981)
L'Areopagita vuole, nel suo piccolo, indicare un po' della bellezza che resiste e che salva il mondo, denunciare chi la oltraggia o la umilia, selezionare le esperienze nelle quali è più facile rintracciarla, riconoscerla, viverla. Perchè ci diverte, ci fa sentire vivi, ci rende giusti, e, letteralmente, ci fa vedere.



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